Social Life: Comunicare Vino e Cibo

Comunicare vino e cibo uno degli ultimi trend che in moltissimi casi ha portato all’improvvisazione totale omologando la comunicazione nel senso più ampio del termine ed applicando regole comunicative ad un segmento, quello del wine & food, che si distacca completamente dalla comunicazione convenzionale, con risultati disastrosi e spesso costosissimi.
Comunicare il vino spesso, parlo specialmente per i produttori, cade nell’autoreferenzialità, malattia italica di ogni comparto produttivo ma particolarmente presente nell’universo enologico, che spesso fa tralasciare nella promozione di un’azienda  la filosofia ed il contesto territoriale, armi efficacissime per la comunicazione del vino, perché riescono ad aggiungere una componente emozionale confermando il famoso detto che vuole il vino come “Un mezzo per viaggiare”.
Il vino, come il cibo, è frutto di scelte precise, scelte influenzate da quello che i francesi hanno sintetizzato in modo efficace con la parola “terroir”, in sintesi una sorta di DNA che tiene conto di molti contesti tra i quali i più importanti sono quello geografico e quello microclimatico, in sintesi un Pinot Noir viene molto meglio in Borgogna perché esiste un “terroir” adatto.
Il cibo sostanzialmente segue le stesse regole del vino ma con alcune importanti eccezioni, prima fra tutte comprendere la differenza tra mangiare e nutrirsi perché mangiare è una scelta mentre nutrirsi è una necessità.
La scelta dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, basarsi almeno su un minimo sindacale di cultura gastronomica ma spesso, in un Paese popolato di allenatori di calcio e di enogastronomi, è basata su leggende metropolitane o meglio sulle mode del momento spesso alimentate da sedicenti enogastronomi che cavalcano impunemente l’onda.
Il cibo, come il vino, ha una storia, una territorialità, una ragion d’essere e, volendo parafrasare quanto ho asserito prima parlando del “nettare di Bacco”, un suo terroir fatto di materie prime di assoluta elezione, di un tramandare, spesso oralmente, i metodi di preparazione in sostanza possiamo tranquillamente affermare che mangiare, come degustare un buon vino, rientra nella sfera del vero e proprio rito che ha come primo elemento il territorio.
Un rito lontano dall’odierno show cooking che monopolizza gli schermi televisivi, dove chef affermati si trasformano in inflessibili giudici più per esigenze di copione che per vere e proprie esigenze didattiche, dove regna il protagonismo dei personaggi e la cucina viene relegata al ruolo di comprimaria quasi non necessaria, il risultato è spesso qualcosa di caotico che con la vera comunicazione gastronomica ha ben poco a che vedere.
Comunicare il cibo segue, a grandi linee, le regole del vino e anche qui conta la filosofia che porta alla proposta gastronomica che, unita all’offerta del territorio, può dare luogo ad interessanti rivisitazioni che, nel modo più assoluto, non devono stravolgere il senso di un piatto o l’integrità di una materia prima.
La prima regola, sia per il vino che per il cibo, è uno “story telling” che tenga conto di filosofia e territorio, presupposti fondamentali per imbandire una tavola o riempire una bottiglia di vino, uno story telling che spieghi le scelte che portano ad un prodotto sia esso di un enologo o di un ristoratore.

La comunicazione
Prima di parlare di vera e propria comunicazione è opportuno parlare del rapporto che esiste oggi con i fruitori della  comunicazione perché ogni epoca ha i suoi mezzi ed una sua filosofia comunicativa e la nostra epoca, come filosofia, sembra aver adottato la sintesi.
Viviamo in tempi di "fretta globale" ma soprattutto in tempi nei quali leggere sembra essere diventata un’opzione non necessaria, viviamo di messaggi brevi nei quali viene condensata l’essenza comunicativa e quindi la domanda da porsi è: “Come condensare la filosofia, la storia ed il territorio di un vino o di un piatto in poche righe?”
Il marketing, specialmente quello dedicato al segmento enogastronomico, ci può aiutare e ci dice che la prima leva su cui agire è la curiosità di chi ci legge, proporre uno stimolo che porti il potenziale “utente” ad indagarci, a scoprire quello che proviamo a proporgli.
Molto più facile a dirsi che a farsi ed è qui che entrano in gioco gli skills di chi fa comunicazione professionalmente, di chi al pratico deve confezionare lo stimolo per chi deve indagare, poche parole unite ad una parte visiva che deve coprire in modo efficace la sfera emozionale e qui entra in gioco la “Wine &Food Photography”, vera e propria branca delle arti visive che vanta già, a ragione o a torto, una folta schiera di guru che arrivano a chiedere cifre notevoli per uno scatto.
La parte emozionale, in questo caso le fotografie ed i video, è da considerarsi molto importante e troppo spesso visitando le pagine social oppure i siti web si “inciampa” in post assolutamente improbabili con fotografie che non dicono assolutamente nulla o video inguardabili, non vale la regola del “basta comunicare”, è assolutamente necessario farlo in modo appropriato.

I mezzi
Il web è sicuramente il mezzo più efficace sia per flessibilità che per diffusione ma dobbiamo considerare che è anche il più affollato, quindi è opportuno analizzare ogni mezzo separatamente partendo con i social media.
Partiamo con Facebook che, parlando di vino e ristorazione, è sicuramente il più utilizzato per la possibilità di aprire vere e proprie pagine dedicate alle attività commerciali.
La pagina è di fatto un piccolo sito web con tutte le informazioni necessarie e con il vantaggio di poter essere aggiornabile ogni giorno attraverso dei post, corredati da fotografie o video, su servizi e prodotti, i post possono poi essere sponsorizzati attraverso il pagamento di una “fee” che varia da pochi euro a cifre ben più importanti in funzione della copertura desiderata.
Oltre a Facebook possiamo utilizzare anche Twitter ma con un limite di 280 caratteri per post, limite non presente su Facebook, quindi utilizzabile per messaggi brevi corredati anche questi da video o fotografie.
L’utilizzo di entrambi questi social presuppone però la creazione di una audience a cui rivolgersi i cui componenti vengono definiti in gergo social “followers”, più followers ha una pagina, espressi anche per numero di like, più avranno diffusione sia i post che la pagina stessa raggiungendo entrambi un audience più vasto.
Last but not least, ovvero ultimo ma non meno importante, il sito internet, la parte, a mio avviso irrinunciabile,  “istituzionale” e più completa della comunicazione, dove grafica e contenuti, parte emozionale e parte descrittiva vanno curati con estrema cura perché il nostro sito internet è di fatto il biglietto da visita della nostra attività sia essa una cantina o un ristorante.
Le piattaforme più comuni sono Wordpress e Wix Pro entrambe con le loro peculiarità e qui è il caso di farsi consigliare da un professionista del settore sulla base delle effettive necessità, il fai da te nella maggior parte dei casi si risolve in autentici disastri, anche se alcuni disastri sono imputabili a pseudo professionisti improvvisati ed è quindi importante affidarsi a persone di provata esperienza.
In un sito internet va data particolare importanza ai contenuti, sia quelli visivi che i testi e anche qui è opportuno affidarsi a dei professionisti che sicuramente presuppongono un maggiore investimento iniziale ma offrono anche un risultato migliore in termini di presentazione della vostra azienda vinicola o ristorante.
Fatto il sito e messo on line, quindi reso visibile al suo indirizzo (URL), il lavoro non è ancora finito perché dovremo necessariamente affrontare la fase dell’indicizzazione ovvero la presenza sui motori di ricerca (Search Engines) e anche in questa fase è opportuno affidarsi a professionisti per non incappare in spiacevoli esperienze, un sito ben indicizzato è infatti facilmente trovabile dagli utenti del web.
Ovviamente l’argomento è più vasto perché oltre al web esistono altri mezzi per comunicare come le guide su carta stampata ma mi ripropongo di affrontare la questione con un altro articolo molto presto.

Giovanni Veronese

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