Un Marchigiano di gran razza

Se vi capitasse di arrivare ad Altidona, piccolo borgo murato nei pressi di Fermo, dopo averne ammirato le bellezze il mio consiglio è quello di prendere la strada verso il mare, verso Marina di Altidona, e arrivati in Contrada Barbolano, luogo immerso nella natura tra ulivi e vigneti che ho soprannominato la piccola Bordeaux marchigiana.
Il luogo è magico e dalla sommità di un colle si può ammirare il dolce digradare dei vigneti verso il mare che in linea d’aria dista molto poco, un territorio già citato da Plinio il Vecchio nel suo Ager Palmensis nel I secolo a.C.
Le Senate, microscopica azienda agricola a forte vocazione bordolese, produce tre vini rossi dai nomi evocativi: un cabernet franc in purezza, “Blu velluto spento”, un blend bordolese che va sotto il nome di “Barbula” e infine Cacinello, che si colloca all’apice della piramide nella gamma proposta dall’azienda.
L’oggetto della nostra degustazione è proprio Cacinello, l’annata è il 2015, oggi sufficientemente matura per un assaggio e non è un’esagerazione, tant’è che non molto tempo fa mi è capitato, durante un open house in Austria, di assaggiare l’annata 2013 che, a mio avviso era sufficientemente matura ma con una prospettiva di ancora qualche anno per raggiungere la perfezione.
Giulio Visi, coadiuvato dalla dinamica moglie Pamela, segue ogni singola operazione in azienda, dai vigneti alla cantina, ed ha improntato tutto secondo una visione personale e posso ragionevolmente dire, conoscendolo, che Cacinello rispecchia il winemaker nella sua complessità e anche, contraddizione in termini, nella sua semplicità, quella semplicità che rende un grande vino rosso “fruibile”.
Iniziando dal blend è opportuno dire che la Bordeaux che conta c’è tutta: Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Merlot e Cabernet Franc si giocano i rispettivi ruoli in un equilibrio che non è esagerato definire perfetto, senza sacrifici inutili, alla vista il rosso rubino, rigorosamente sangue di piccione, è profondo, vivo e gli archetti sono stretti a rimarcare gli oltre quattordici gradi che però non fanno sacrificare nulla al corredo varietale.
Il naso spazia dai piccoli frutti rossi alla ciliegia, dal tabacco dolce da pipa alla cannella, il pepe arriva dopo ma è presente, nel calice l’evoluzione olfattiva è veloce ed estremamente mutevole, scorrendo sulle papille si esprime sapido, lungo ed equilibrato, la struttura è imponente ma non toglie nulla alla piacevolezza.
Ripensando alla  mia visita a Le Senate e attingendo gli ultimi sorsi dal bicchiere mi rendo conto di come il contesto territoriale ed il vino abbiano un forte legame che non è prettamente territoriale ma anche estetico, la bellezza di un paesaggio unico che sembra uscito dalla tela di un pittore ed un vino che può tranquillamente essere definito un’opera d’arte.

 

Giovanni Veronese

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